Buceto e la leggenda

Buceto_fonte

Foto Laura Mattera Iacono

di Laura Mattera Iacono

Il lavoro a volte ti incastra, ti inchioda, ti fa disperare. Ma se ti manca, ti disperi lo stesso. E allora meglio non pensarci e provare comunque a ritagliarsi un pochino di tempo per una bella passeggiata. Perché se vivi a Ischia, non puoi rinunciare a goderti qualche spizzico di territorio.
Vi avevo lasciato qualche settimana fa a Piano S.Paolo,   lì dove c’è quel  che rimane di una capanna nel verde. Riprendiamola questa passeggiata, è molto bella e riserva non poche sorprese.

“Ma dov’è la fonte di Buceto?” chiedo al mio esperto. “E’ a due passi da qua” mi risponde indicandomi un sentiero pianeggiante. “Proseguendo diritto in questa direzione si arriva a uno scalone che poi conduce al centro di Buonopane”.  Ma dopo pochi passi giriamo verso destra … “Eccola lì, la fonte”. Beh .. bisogna proprio farci caso per vederla. E’ incastrata tra muri di parracine e coperta dalla vegetazione.

Pilastri_1

Foto Laura Mattera Iacono

Il mio esperto continua a spiegarmi: “Andando di qua verso l’alto si arriva alla strada militare che poi porta all’Epomeo. E’ un percorso non proprio semplice, però”. In effetti guardando verso l’alto si nota un sentiero abbastanza ingarbugliato. Non è adatto a me, ma non me ne rammarico più di tanto. Ci sono percorsi più agevoli per arrivare all’Epomeo. D’altra parte è la fonte ad attirare la mia attenzione.  Mi mette una certa soggezione, perché ha una storia antica e tortuosa da raccontare. Da qui alla fine del ‘500 cominciarono i lavori per approvvigionare di acqua potabile Ischia Ponte, l’antico Borgo di Celsa, che all’epoca era il centro vitale dell’isola.  Si studiò un sistema di condutture  che poi culminò a valle con la costruzione di un acquedotto, in una zona che da allora ha preso il nome di “Pilastri”. I lavori durarono circa due secoli anche per la mancanza di fondi. E infatti costarono alla popolazione lacrime e sangue, come ricorda una lapide, posta sul Palazzo dell’Orologio a Ischia Ponte, che celebra il primo zampillo dell’acqua nel Borgo.

L’acquedotto è ancora oggi considerato un vero capolavoro di ingegneria. Eppure la sua costruzione è avvolta in una misteriosa leggenda. Se siete turisti, vi capiterà certamente di passare per i “Pilastri”. E se chiederete notizie dell’acquedotto, nella maggior parte dei casi vi sentirete rispondere che si tratta di un’opera di epoca romana! Perché? Beh … non saprei proprio cosa rispondere.
E la passeggiata continua. Speriamo di vederci presto.

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