Sempre meno nascite al “Rizzoli”, come la mettiamo con il limite dei 500 parti?

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Foto Qui Ischia

Le generazioni diverse degli isolani le riconosci anche dal luogo di nascita sulla carta d’identità. Per il lungo periodo di attività dell’ex Maternità di via Alfredo De Luca, sulla quasi totalità dei documenti è indicata Ischia, soppiantata da Lacco Ameno con l’avvento del “Rizzoli”. Per la maggioranza dei bambini nati negli ultimi anni e ancor più in questo, invece, sarà Napoli, con Lacco Ameno in netto e costante regresso. Eh già, si nasce sempre meno sull’isola e questo trasferimento in massa dall’altra parte del mare è un fenomeno relativamente recente di cui finora appare nettamente sottovalutata la portata. E che non viene neppure percepito come un problema. Mentre rischia di diventarlo eccome, per i livelli di assistenza sulla nostra isola.

Anche negli anni più bui per il “Rizzoli”, quando la sua stessa esistenza era appesa a un filo, c’era un dato pesante come un macigno da cui non si poteva prescindere: oltre 600 PARTI ALL’ANNO, un numero altissimo per un presidio di periferia, perdipiù di un’isola. E fu quel dato macroscopico che costrinse gli allora dirigenti della sanità campana a SALVARE L’OSPEDALE DI ISCHIA, che avrebbe dovuto essere chiuso come tutti gli ospedali con meno di 100 POSTI LETTO. Per Ischia fu fatta un’eccezione, e più che l’insularità, allora, poté proprio la quantità di nascite annuali collezionata in via Fundera, una dimostrazione evidente sottodimensionamento del presidio rispetto alle esigenze reali del territorio. E, dunque, la necessità di potenziare il “Rizzoli”, altro che chiuderlo!

Quel record di nascite si è conservato a lungo. Nel tempo ha trovato conferme costanti fino agli anni recenti, quando il trend si è fortemente invertito. E in una progressione al contrario, si è arrivati ad una DRASTICA RIDUZIONE dei parti in via Fundera, a fronte di un forte AUMENTO  di nascite IN TERRAFERMA. Non certo trasferimenti legati tutti ad esigenze sanitarie, per usufruire di reparti ad alta specializzazione in particolari situazioni di rischio per madri e neonati. In quel caso, “nulla quaestio”. Piuttosto la trasmigrazione in terraferma delle partorienti è la conseguenza dello spostamento a Napoli di SPECIALISTI isolani che, avendo interrotto la loro attività presso l’ospedale lacchese, ora si portano le loro pazienti a  partorire nelle strutture napoletane con cui collaborano.

Una scelta personale, su cui ovviamente non si può eccepire. Ma l’effetto complessivo di questo spostamento così massiccio ha una rilevanza che va ben oltre le scelte dei singoli.

Nelle linee guida dei PUNTI NASCITA  messe a punto dagli esperti di livello nazionale e concordate tra il Ministero della Salute e le Regioni si indica come limite minimo di nascite in grado di garantirne la sicurezza quello di 500 ALL’ANNO. E nel progetto nazionale di razionalizzazione, che prevede soppressioni e accorpamenti, si indica come obiettivo quello dei 1000 parti per ciascun punto nascita, con eccezioni previste in alcuni casi particolari, ma mai al di sotto del limite dei 500 parti.

Nel settembre 2016, applicando questo criterio, in Sardegna è stato SOPPRESSO il punto nascita  presso l’ospedale de LA MADDALENA.  Le donne dell’isola, venendo meno il reparto presso il presidio isolano, sono state costrette a trasferirsi in ogni caso e con ogni condizione meteo-marina in terraferma per partorire. Ciò che nei mesi passati aveva scatenato una PROTESTA durissima, rilanciata anche dai media. Che però non è servita a riottenere il punto nascita. La ministra LORENZIN in persona ha ribadito che “un punto nascita in cui non si raggiunga un sufficiente numero di parti all’anno (la soglia è stata fissata in Italia a 500 parti) non è in grado di assicurare quegli STANDARD DI SICUREZZA che devono essere garantiti alla partoriente e al nascituro”.

E’ evidente che il PROBLEMA si pone ANCHE PER ISCHIA. E che non può essere sottovalutato né trascurato ulteriormente. Se continuerà l’esodo, il rischio di PERDERE un pezzo importante dell’offerta sanitaria sul territorio diventerà altissimo. E potrebbe venir meno una CONQUISTA fondamentale, ovvero poter NASCERE SULL’ISOLA in condizioni di sicurezza e con le garanzie sanitarie necessarie. Il caso sardo, con i disagi e i problemi pratici che ha comportato, è l’esempio di una DERIVA CHE VA ASSOLUTAMENTE EVITATA.

Al “Rizzoli” si stanno ponendo il problema? Cosa si sta facendo per rilanciare il reparto e invertire il trend negativo di questi anni, che è ulteriormente peggiorato in questi mesi? Come si pensa di salvare il nostro punto nascita, prima che la situazione già critica ci sfugga definitivamente di mano?

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