Maria Pilato, tra presepi e “pupate” il laboratorio della fantasia nel borgo

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Foto Qui Ischia

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L’ago della vecchia Singer corre sulla stoffa che è una meraviglia. Ancora pochi punti alla gonna e sarà finita un’altra “pupata”, già sistemata la folta capigliatura di fili di lana e disegnati gli occhi dall’espressione sbarazzina. Maria Pilato la maneggia con delicatezza mentre sistema gli ultimi dettagli: “Ho ancora da lavorare, devo cucirne  qualche altra prima che se le vengano a prendere. Domani le devono portare in piazza, per l’Unicef. Ce ne vogliono parecchie, le pigotte sono il mio lavoro in questo periodo”. Quelle pronte, coloratissime, stanno già allineate sul letto, insieme a un bel numero di angeloni con le ali bianche di merletto, che andranno in vendita anch’essi per i progetti Unicef. E che sono la sorpresa della mattinata. Per me e per Laura, che eravamo venute da Maria per vedere il suo presepe, tappa consolidata nel borgo nel tempo di Natale.

I presepi in realtà sono due. Il più “giovane”, opera degli anni recenti, è anche il più lavorato e originale. Rustico, con i personaggi e l’ambientazione di tela di sacco, quella che, a chi ha qualche anno come me, fa venire in mente i sacchi di farina, ma anche la tela con cui si coprivano i panelli di pane durante la lievitazione. Non poteva che essere quella l’ispirazione, visto che Maria il presepe di iuta lo allestisce vicino al portone di casa sua, che sta di fianco a Boccia. E quella capanna, che nella versione attuale si è arricchita di carrube, agli e peperoncini rossi, è in perfetta armonia con l’ingresso del panificio, polvere di farina compresa.

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Ma il presepe che racconta la passione di Maria, il più grande e tradizionale che pare uscito da casa Cupiello, sta invece al piano alto del palazzetto antico nel cuore del Borgo di Celsa. Dopo la ripida scalinata, appena entri in casa, te lo trovi subito davanti, enorme lungo la parete che occupa tutta e con le lucine accese anche se è mattina. “Chi vuole venire a vederlo, è il benvenuto, io qua sto. E lo terrò anche dopo le feste, fino a febbraio”. Che sia il prediletto di Maria lo si capisce da come lo guarda e ne parla: orgogliosa e quasi stupita di essere riuscita a comporre da sola una scenografia così grande e articolata, perfino faticosa, piena com’è di grotte, di alture, di case e personaggi, fino alla scena della Natività che giustifica tutta quella lavorazione. Cominciata con settimane di anticipo, pezzo dopo pezzo, messi insieme con la stessa pazienza con cui realizza le sue strane creature di stoffa.

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Intorno al mobile della Singer, in piena luce davanti alla finestra che incornicia la collina di Soronzano, ci sono ritagli di stoffe dei più vari colori, con merletti, passamanerie, perline, sigarette di filo. Un laboratorio di sartoria in piena regola, da cui non escono abiti, ma personaggi della fantasia. “Ho cominciato a cucire che avevo nove anni, allora non si andava a lungo a scuola - spiega Maria – poi ho lavorato per tanti anni alle terme comunali, ma non ho mai lasciato la macchina da cucire. E da quando sono in pensione, mi sono messa a fare queste cose di stoffa”. E tira fuori dalle scatole esempi delle diverse “serie” a cui si dedica nel corso dell’anno: le pigotte per l’Unicef, gli angeli in varie fogge e dimensioni custoditi con particolare cura per non rovinare le ali, le “pupate” tutte fiocchi e merletti, le conigliette dalle gonne fiorate per Pasqua e le coccinelle e farfalle imbottite che fanno primavera. Prototipi dei tanti pezzi, tutti unici e originali, che regala per manifestazioni, vendite di beneficenza e a richiesta di amici e conoscenti. “C’è chi mi porta dei ritagli di stoffe, ma il resto lo metto io, per le decorazioni”, che sono curate nei minimi dettagli, fino all’ultimo punto.

Come gli addobbi di Natale, che sono pure quelli di stoffa, imbottiti, con strass, nastri e perline dorate. Montati con le luci, tutt’intorno alla parete dominata dal grande presepe che è il fulcro della casa. Un laboratorio al servizio della fantasia, con la Singer sempre in azione. “Ho ancora tanto da fare”. Intanto, la fila delle pigotte per l’Unicef si allunga…

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