I pescatori raccontano al Museo: plastica, cemento e cloro stanno distruggendo il nostro mare

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Foto Qui Ischia

Ci hanno passato la vita. Lo hanno conosciuto nelle sue più varie manifestazioni, con la calma piatta e con il vento gagliardo e le onde minacciose. Ne hanno ascoltato il respiro di giorno, nelle notti buie e in quelle illuminate dalla luna. Hanno imparato a riconoscerne i movimenti, gli umori, la potenza. A ammirarlo e temerlo. Soprattutto a rispettarlo. Perciò il mare raccontato da loro, con semplice, scarna efficacia, è n’ata cosa. E anche stasera è riuscito a coinvolgere il folto gruppo di persone che avevano raccolto l’invito del Museo Etnografico del Mare a un incontro con tre uomini di mare di lunga esperienza per ascoltarli parlare delle stagioni della pesca. Ma FRANCESCO DEI MEGLIO detto ‘a Topa, FRANCO DI MEGLIO ‘Ndriana e PIERINO LAURO hanno detto tanto altro sul mare di tutti, che però è un po’ più loro. Una riflessione a tutto campo, con l’amarezza di chi ha visto progressivamente ammalarsi quel compagno di vita a cui aveva affidato la sua esistenza e sente oggi il dovere di rilanciare l’allarme sulla sopravvivenza di una risorsa da cui dipende anche la nostra.

Si è parlato di pesca, di reti, di specie di pesce e di delfini, stasera. Tutti raccolti intorno agli anziani relatori nella sala del Museo contornata di reti e di oggetti tradizionali in uso tra i pescatori ischitani. Il modo migliore per far vivere e continuare a dare senso a quella che altrimenti sarebbe solo una collezione di “reperti”, destinata a finire nel dimenticatoio insieme alla memoria dei testimoni di un’epoca. Mai tre relatori hanno detto, narrato, segnalato tanto altro. E offerto spunti di riflessione e proposte di buon senso rispetto alla grande emergenza ambientale che non è solo notizia sui media, da seguire da lontano, ma realtà inquietante e inequivocabile del presente del nostro mare.

“IL MARE BISOGNA AMARLO E RISPETTARLO”, ha esordito Franco Di Meglio, che alla sua età non rinuncia a andare per mare ogni giorno. Per respirare l’aria e il profumo più familiari, prima che per pescare.”E quando metto le lenze di poppa per i calamari, alla fine prendo un calamaro e dieci buste di plastica”. Il male oscuro del mare di casa che non fa eccezione alla situazione generale: “Migliaia di pescherecci, ogni giorno, quando salpano le reti trovano nel sacco quintali di fetenzia che, tirati fuori i pochi pesci, devono ributtare di nuovo a mare. E invece si dovrebbe trovare il modo di raccoglierla per portarla fuori dal mare e buttarla via. Ci vorrebbe una legge…IL MARE BISOGNA AMARLO, NON A CHIACCHIERE PERO’…”.

Anche Pierino Lauro ha insistito sul recupero della plastica che ormai invade anche il nostro mare, “perchè la gran parte delle persone se ne fregano e ci vorrebbero provvedimenti specifici”. E racconta del delfino trovato con una rete che gli imprigionava la bocca: “Si è avvicinato alla barca e si è fatto liberare. Quando ho tagliato il filo, ci ha seguito per ore, come a voler ringraziare”.

C’è meno pesce, a mare. I pescatori anziani hanno assistito ad un cambiamento profondo rispetto alla realtà che avevano conosciuto fin da bambini e i loro padri, nonni e antenati per generazioni prima di noi. Francesco ‘a Topa ha illustrato con lucida precisione le azioni che fanno male al mare. Non è la plastica l’unico problema. C’è il cloro che finisce a mare in grandi quantità intorno all’isola, “bruciando” la vita delle creature e degli ambienti marini lì dove arriva. C’è il cemento di piattaforme, pontili turistici e altre opere che incide sulle correnti e sull’impatto delle onde, moltiplicandone la forza distruttiva sui litorali. E ha trattato, Francesco, pure degli effetti negativi dei ripascimenti, primo fra tutti quello che non molti anni fa distrusse la prateria di Posidonia e l’ecosistema ad essa collegato ai Maronti. “Su quella spiaggia, una volta – ha ricordato – si trovavano centinaia di occhi di Santa Lucia, adesso non ce n’è più uno…”. C’è l’inquinamento quotidiano a terra che finisce inesorabilmente a mare, dove se ne verificano tutte le conseguenze. E l’appello accorato perchè “le cose che ha creato Madre Natura in millenni non si devono toccare”. E di tante di quelle cose hanno portato la loro  esperienza. i tre pescatori e marittimi, come tengono a specificare. Ma quello è un altro capitolo del viaggio affascinante che hanno proposto nel Museo di cui fin dall’inizio sono stati sostenitori attivi e convinti.

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