Il caso Siena, sul destino dell’acqua di falda la trasparenza è ineludibile

IMG_8335Acqua di cielo, acqua di terra, acqua di mare. Nell’opera infinita della Siena, l’acqua continua ad essere una presenza costante, importante, inquietante. Una presenza di cui non si comprende ancora il destino, all’inizio di questo settembre indicato come decisivo per l’esito di questa incredibile vicenda, anche se è stato sempre evidente che non lo sarebbe stato. Né in termini formali né in termini sostanziali, perché quei passaggi valutati in dichiarazioni naturalmente volatili come risolutivi e/o ultimativi, era già nell’ordine stabilito delle cose che non lo sarebbero stati realmente, ai fini della costruzione del parcheggio.  Ma la storia dell’acqua è diversa. Quella non rientra negli schemi dei permessi edilizi e delle autorizzazioni che si rinnovano in serie, a priori e soprattutto a prescindere. Quella è una questione ancora tutta aperta, tutta da inquadrare e da capire. Sfuggente, come i torrentelli che ancora spurgano a tutta forza dentro il cantiere. E preoccupante, come l’immensa quantità d’acqua che finisce in mare alla faccia di ogni considerazione sulla gestione sostenibile della risorsa. RISORSA PUBBLICA, sacrificata per un’OPERA PRIVATA. Con il beneplacito degli enti preposti, che pure per dovere d’ufficio dovrebbe tutelare l’INTERESSE PUBBLICO. Ovvero, questo sconosciuto…

Il 25 SETTEMBRE, in base a dichiarazioni pubbliche da ritenersi ufficiali, è la scadenza del permesso di costruire. Già, perché perfino a Ischia, perfino in Italia, i permessi non sono eterni, neanche quando tendono a esserlo i lavori per le opere. Anzi, la loro durata limitata dovrebbe logicamente servire proprio a evitare che i cantieri si trascinino all’infinito. E nel caso della Siena la propensione c’è: SEI ANNI sono trascorsi dall’inizio dell’opera e, di fatto, si è cominciato a buttare il cemento solo negli ultimi mesi. Per coincidenza (diciamo…) con la nascita del comitato “Salviamo Ischia Ponte”, che a un certo punto ha evidenziato la SITUAZIONE INSOSTENIBILE del cantiere trasformato in lago puzzolente ricettacolo di zanzare, con contemporaneo sversamento in mare di quell’acqua, di fianco a una spiaggia superfrequentata anche da tantissimi bambini.

Nonostante negli ultimi mesi si sia gettato almeno in parte il primo solaio e si stiano in questi giorno tirando su i muri perimetrali, il traguardo dei vari piani (tre mi pare, alla fine ho perso il conto) appare ancora ben lontano dalla compatibilità con la data fatidica, tra VENTITRE’ GIORNI. Pochi, pochissimi rispetto a quanto resta da fare per arrivare al traguardo. Anche se nel conto vanno messi i tanti giorni disponibili trascorsi invano nei sei anni precedenti, che non possono essere dimenticati o ignorati, non foss’altro perché per tutto questo lunghissimo periodo il centro storico di Ischia è stato ostaggio di uno spettacolo incompatibile con la sua storia, il suo valore ambientale e la sua funzione di attrattore turistico di livello internazionale.

Di sicuro, l’opera non sarà ultimata entro questo mese. Impensabile e improponibile. E altrettanto di sicuro, gli enti preposti si sentiranno in dovere – per il bene del paese, è ovvio – di provvedere a garantire ancora il loro avallo e di firmare tutte le “cartuscelle”  utili per assicurare ancora tanti altri giorni, mesi, anni per vedere di venire a capo dell’opera indecifrabile e indefinibile in perenne gestazione.

Nel frattempo, dopo numerosi solleciti e risposte a dir poco faticose fornite con tempi biblici, la richiesta di accesso agli atti formulata dal Comitato è stata di fatto respinta, in attesa di esserlo anche con tutti i crismi della burocrazia comunale. In ossequio a tutti i principi di tutela dell’interesse privato, che sono stati ritenuti evidentemente prevalenti rispetto all’esigenza di informare diffusamente e chiaramente i CITTADINI CONTRIBUENTI sull’iter di un’opera che, oltre ad aver beneficiato di un congruo FINANZIAMENTO PUBBLICO, è andata a incidere su una risorsa pubblica, quale è l’ACQUA DELLA FALDA, e sta sversando enormi quantità di liquido nel MARE, che anch’esso bene pubblico. Senza considerare gli effetti sulla PUBBLICA VIA, Via Pontano, ridotta a un colabrodo impraticabile la cui risistemazione sarà, neanche a dirlo, a carico di Pantalone.

Ma destinata a passare in cavalleria la scadenza settembrina, il NODO che resta tanto intricato quanto ineludibile è quello del destino dell’ACQUA che esce gagliarda e ancora ingestibile dalle viscere della terra, assediando da ogni lato la colata di cemento.

CHE COSA SII PENSA DI FARE CON QUELLE SORGENTI E CON LA FALDA? FINO A QUANDO AVVERRA’ LO SVERSAMENTO DI ACQUA IN MARE O E’ GIA’ STABILITO – DA CHI E CON QUALI CRITERI SCIENTIFICI – CHE DOVRA’ ESSERE BUTTATA VIA ALL’INFINITO?

Su questa questione non possono essere accettati SCUSE, CAVILLI, ESCAMOTAGE, DISTRAZIONI e AMNESIE. C’è bisogno che i rappresentanti degli enti preposti si assumano la RESPONSABILITA’ INELUDIBILE di fornire RISPOSTE CHIARE, PRECISE e SERIE. Perchè QUELL’ACQUA NON E’ QUESTIONE PRIVATA, MA E’ UN PROBLEMA DI PRIMARIO INTERESSE PUBBLICO su cui non si può imporre il silenziatore. E che non ha scadenza. Ma solo URGENZA DI VERITA’.

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