Ma passare sotto la “corrente” del Ponte Aragonese è sicuro?

SAMSUNG CAMERA PICTURESdi Ennio Anastasio

Passare sotto l’arco “la corrente” per andare al di là del ponte Aragonese e arrivare nello specchio di mare della splendida baia di Cartaromana, quanti di noi lo hanno fatto con barchini e piccoli gommoni ammirando quel fondo roccioso nel mare blu ? Un momento magico tra arte e natura, dove pensi che la storia di un luogo, quel luogo, anche se così piccolo, è storia che riguarda noi tutti, abitanti di questa meravigliosa isola. Consapevoli del fatto che, nel corso di tanti anni, quell’antico arco posto ai piedi del maestoso Castello Aragonese non abbia ricevuto le cure dovute con interventi mirati, oggi siamo giunti ad una certezza: l’arco “la corrente” è diventato un malato cronico con l’aggravante che sempre più persone ne conoscono le criticità e tra queste anche quelle che rivestono ruoli di responsabilità nella tutela delle opere di elevato pregio architettonico e culturale.

In una soleggiata domenica di questo mite febbraio, dagli scogli del pontile abbiamo scattato una foto, che raffigura in tutta la sua drammaticità un arco “mutilato” in un lato della sua struttura, perché i cantonali di antica pietra, che permettono l’ammorsatura angolare fra i muri perimetrali di sostegno, sono ormai crollati da tempo e quindi risultano completamente mancanti fin quasi al centro della volta, dove appare la grande base in ferro di uno dei tiranti. Il disfacimento del muro verticale si spinge verso l’interno e sollecita misure urgenti e prioritarie, mentre nella parte alta dell’arco alcuni cantonali sembrano essere veramente in bilico non avendo più alcun appoggio. Se quello specchio azzurro che lambisce dolcemente gli scogli sembra veramente essere il fondo musicale di un “accoccolati ad ascoltare il mare” di Baglioni, alla fine, poi, sono sempre le immagini che raccontano la verità, ed oggi occorre chiedersi, di fronte ad esse, se vi sia una tenuta strutturale dell’arco “la corrente”, affidata in gran parte all’incastro dei cantonali di ingresso che si sono sfaldati e alla morsatura dei tiranti-catene, che imbrigliano da un lato all’altro il perimetrale del lato di ponente con quello che volge sulla baia di Cartaromana. Reggono quei tiranti ? O sono diventati anch’essi un sostegno flebile, indebolito dalla forza del mare, dalla corrosione e dall’inarrestabile decorso del tempo che usura di tutto e di più?

 

Il grande vuoto delle responsabilità e il motto “Festina Lente”

L’antico arco, “mutilato” da un lato e dall’altro indebolito da un grande scavo erosivo nel muro perimetrale di sostegno, preoccupa, e richiede un intervento di manutenzione  straordinaria. Lo impone la necessità ma lo impone anche un preciso obbligo morale: bisogna salvare un’opera monumentale, un patrimonio culturale che siamo tenuti a consegnare al futuro. Allo stato attuale non abbiamo alcuna conoscenza ufficiale di un qualche esame tecnico che abbia interessato la parte strutturale e delle contromisure che andrebbero adottate per risanare le criticità che sono sotto gli occhi di tutti.

Da pochi giorni alcuni operai stanno provvedendo al riposizionamento di alcune lastre di piperno tre che rivestono i muri perimetrali del lato della baia di Cartaromana “tappando” dei vuoti tra un pezzo e l’altro ed il Sindaco Ferrandino, da sempre molto social, ha precisato sul suo profilo FB la natura di questo intervento: “La ditta incaricata, sotto l’attenta vigilanza della Soprintendenza di Napoli, sta risanando i paramenti murari laterali del Pontile Aragonese. Le pietre di rivestimento utilizzate sono quelle originali recuperate“.

Bene, è un inizio che volge nella direzione giusta, anche perché molte di quelle antiche pietre erano riverse sugli scogli sottostanti ai paramenti laterali e nei giorni di tempesta sarebbero state ben presto distrutte dalla forza del mare. La loro segnalazione da parte di tanti cittadini ha permesso un recupero che le vede adesso collocate al posto giusto e a testimoniare che la bellezza di un luogo dipende dallo spirito che anima i nostri valori. E’ un inizio che comunque non può colmare il grande vuoto delle responsabilità: in latino si dice “festina lente”, affrettati lentamente, ma questa non è la strada che si può pensare di percorrere secondo l’antica locuzione, perché siamo di fronte a situazioni dove si ha piena conoscenza dei rischi che incombono in termini di sicurezza.

Di cosa parliamo? Parliamo dell’impossibilità di barare sulle tempistiche, parliamo di una nuova estate che arriverà a breve e di barchini e gommoni con a bordo ragazzi, ma anche adulti, che si avvicineranno al vecchio arco malato, magari per poterlo oltrepassare e accedere alla baia di Cartaromana. Chi, ad oggi, attesta che vi è sicurezza? Che quei cantonali, del lato di ponente, ormai sorretti dal nulla, non rappresentino un rischio incombente? Le Autorità marittime ritengono che ci si possa avvicinare con un’imbarcazione, che il ponte sia sicuro, o vi sono elementi che scoprono rischi dei quali oggi dobbiamo avere conoscenza per esserne posti al riparo? Ipotizzando che quella struttura da marittima diventi, per un attimo, il cavalcavia di una strada terrestre, potrebbe rimanere tranquillamente aperta al traffico veicolare o sarebbe immediatamente oggetto di verifica da parte dei tecnici delegati alla sicurezza stradale? Noi siamo qui, a scrivere, e a chiedere delle risposte. Non possiamo “chiudere gli occhi ” come canta Baglioni, e soprattutto non possiamo girarci dall’altra parte e pensare che le cose accadano sempre agli altri.

What Next?

Recent Articles